Una bolletta energetica in crescita, impianti che lavorano senza un controllo reale e investimenti difficili da valutare richiedono una figura capace di unire tecnica e visione economica. L’energy manager analizza i consumi, coordina gli interventi di efficienza e aiuta aziende, enti e organizzazioni a spendere meno senza compromettere produttività e comfort. In questo articolo chiarisco cosa fa, quando è obbligatorio nominarlo, quanto può costare e come valutare il suo lavoro.
Gestire bene l’energia significa trasformare i consumi in decisioni misurabili
- Ruolo: controlla consumi, impianti, acquisti energetici e progetti di efficientamento.
- Obbligo: la nomina riguarda i grandi consumatori sopra le soglie previste dalla Legge 10/1991.
- Metodo: si parte dai dati reali, dalla diagnosi energetica e da un piano con priorità e tempi di ritorno.
- Competenze: servono basi tecniche, capacità economiche, conoscenza degli impianti e doti di coordinamento.
- Costo: un incarico esterno può partire da alcune migliaia di euro l’anno, mentre una figura interna richiede un investimento molto maggiore.
Che cosa fa davvero il responsabile dell’energia
Il suo compito non consiste semplicemente nel controllare le bollette. Il responsabile dell’energia costruisce una lettura completa dei consumi e la traduce in decisioni concrete su edifici, macchinari, climatizzazione, illuminazione, produzione e acquisto dell’energia.
Io considero questa figura soprattutto un collegamento tra reparti che spesso parlano linguaggi diversi. Deve dialogare con manutentori, progettisti, amministrazione, direzione e fornitori, spiegando perché un intervento conviene e in quanto tempo può rientrare.
| Attività | Risultato atteso |
|---|---|
| Analisi dei consumi | Individuazione di sprechi, anomalie e picchi di domanda |
| Controllo degli impianti | Funzionamento più efficiente di riscaldamento, raffrescamento, aria compressa e illuminazione |
| Valutazione degli investimenti | Confronto tra costi, risparmi, incentivi e tempi di ritorno |
| Monitoraggio dei risultati | Verifica che il risparmio promesso si trasformi in un dato reale |
Non è necessariamente il progettista dell’impianto e non sostituisce il tecnico abilitato per pratiche, calcoli o direzione lavori. Il suo valore sta nel selezionare le priorità e coordinare chi dovrà realizzare le soluzioni.
Quando la nomina è obbligatoria e quando conviene comunque
In Italia l’obbligo deriva dalla Legge 10/1991 e riguarda le organizzazioni con consumi annuali superiori a 10.000 tonnellate equivalenti di petrolio nel settore industriale oppure a 1.000 tep negli altri settori, compresi terziario e trasporti. Per il 2026 la comunicazione della nomina deve essere effettuata entro il 30 aprile.
Secondo FIRE, nel 2025 le nomine sono arrivate a 2.594, di cui 829 volontarie. Il dato mostra un cambiamento interessante: molte imprese scelgono di strutturare la gestione energetica anche quando non sono obbligate, perché il costo dell’energia incide direttamente sui margini.
Per una piccola impresa, un negozio o una casa privata la nomina formale non è normalmente necessaria. Può però essere utile affidarsi a un professionista quando ci sono più edifici, una pompa di calore di grandi dimensioni, un impianto fotovoltaico con accumulo, una colonnina aziendale o consumi difficili da interpretare.
La mia regola pratica è semplice: sotto soglia non significa automaticamente poco consumo. Un’azienda con lavorazioni energivore può avere più vantaggi da un’analisi mirata di una struttura molto più grande ma con impianti semplici.

Dal monitoraggio al progetto di impianto
Un buon intervento non comincia dall’acquisto del fotovoltaico o dalla sostituzione della caldaia. Comincia dalla costruzione di una baseline energetica, cioè un riferimento affidabile con cui confrontare i consumi prima e dopo le modifiche.
- Raccolta dei dati. Si analizzano bollette, curve orarie, potenze impegnate, ore di funzionamento e condizioni climatiche.
- Individuazione degli sprechi. Si cercano consumi fuori orario, macchinari sovradimensionati, perdite, regolazioni errate e manutenzione insufficiente.
- Confronto tra interventi. Ogni soluzione viene valutata per investimento, risparmio annuo, durata, manutenzione e rischio operativo.
- Realizzazione e verifica. Dopo i lavori si misurano i risultati, correggendo le regolazioni quando il risparmio non coincide con le previsioni.
Per un edificio, questo processo può riguardare involucro, serramenti, isolamento, pompe di calore, ventilazione, illuminazione e sistemi di automazione. Per un’azienda manifatturiera entrano in gioco anche forni, compressori, motori elettrici e cicli produttivi.
Gli strumenti digitali aiutano, ma non fanno tutto da soli. ENEA mette a disposizione software per stimare i fabbisogni, confrontare gli interventi e valutarne anche l’impatto economico. Il dato diventa utile solo quando qualcuno lo interpreta e lo collega a una decisione.
Un sistema di gestione conforme alla ISO 50001 può rendere il controllo più stabile, soprattutto nelle organizzazioni con molti siti o consumi variabili. Non è però una scorciatoia: senza responsabilità interne, obiettivi chiari e verifiche periodiche, anche la certificazione rischia di restare un esercizio documentale.
Come scegliere il professionista e quanto può costare
La scelta principale riguarda la struttura dell’incarico. Una grande azienda può avere una persona interna con responsabilità manageriali e affiancarla a consulenti specializzati. Una PMI, invece, spesso ottiene un risultato migliore affidando il servizio a un professionista esterno condiviso o a una ESCo.
| Soluzione | Quando funziona meglio | Costo indicativo |
|---|---|---|
| Figura interna | Consumi elevati, più stabilimenti e bisogno di coordinamento quotidiano | Circa 40.000-70.000 euro lordi annui per un profilo tecnico di medio livello |
| Consulente esterno | PMI, enti o organizzazioni che non hanno competenze dedicate | Circa 6.000-22.000 euro annui, secondo perimetro e frequenza dell’attività |
| Diagnosi energetica | Fotografia iniziale dei consumi e valutazione degli interventi | Indicativamente 2.500-8.000 euro per una PMI, con variazioni rilevanti |
Le cifre sono orientative e cambiano in base al numero di siti, alla complessità degli impianti e alla qualità dei dati disponibili. Diffiderei di un’offerta molto economica che promette percentuali di risparmio senza indicare quali consumi verranno misurati e con quale metodo.
È utile distinguere il ruolo dalla certificazione. L’EGE, cioè l’Esperto in Gestione dell’Energia, è un professionista certificato secondo requisiti specifici. Un responsabile dell’energia può essere EGE, ma le due definizioni non sono automaticamente equivalenti.
Nel caso di una singola abitazione, la figura più adatta è spesso un Termotecnico, soprattutto per dimensionare correttamente pompa di calore, caldaia, ventilazione o impianto solare. Il professionista deve ricevere bollette, planimetrie, dati climatici e informazioni sull’uso reale della casa, non soltanto una richiesta generica di “risparmio”.
Quanto si può risparmiare e quali errori evitare
Non esiste una percentuale valida per ogni edificio o azienda. In molti casi, le prime azioni a basso investimento possono ridurre i consumi del 5-15%, mentre interventi sugli impianti e sull’involucro possono produrre risultati più elevati, ma con tempi di ritorno e lavori molto diversi.
La sostituzione dei corpi illuminanti, l’eliminazione dei consumi in stand-by e la regolazione degli orari sono spesso convenienti. Non bastano però quando il problema è una centrale termica inefficiente, un involucro poco isolato o un processo produttivo che richiede energia in modo continuo.
Per gli edifici residenziali, isolare senza verificare umidità, ventilazione e ponti termici può creare nuovi problemi. Prima di decidere, conviene leggere anche le strategie di riduzione dei costi in casa, soprattutto quando l’intervento coinvolge più elementi dell’involucro.
Leggi anche: Termotecnico - cosa fa, quanto costa e quando chiamarlo
Gli errori che riducono il valore dell’incarico
- Guardare solo la bolletta totale senza distinguere consumi, fasce orarie e potenza impegnata.
- Comprare tecnologia prima della diagnosi, per esempio installando pannelli senza conoscere profilo di carico e autoconsumo.
- Confondere il risparmio teorico con quello reale, ignorando comportamenti, manutenzione e condizioni climatiche.
- Non assegnare responsabilità interne, lasciando il piano energetico senza una persona che lo segua.
- Valutare solo il prezzo iniziale e non includere durata, assistenza, sostituzioni e costi finanziari.
Un buon piano dovrebbe indicare per ogni intervento il consumo di partenza, il risparmio stimato, il costo, il tempo di ritorno e l’indicatore da controllare. Se mancano questi elementi, è difficile capire se si sta migliorando davvero o semplicemente acquistando un impianto più moderno.
La prima decisione utile è costruire un piano energetico verificabile
Per capire se serve un professionista dedicato, basta partire da tre domande: quanto consumiamo, dove consumiamo di più e quale risultato vogliamo ottenere entro dodici mesi. Le risposte permettono di scegliere tra un’analisi iniziale, un incarico continuativo o una figura interna.
Io darei priorità a chi sa collegare dati, impianti e ritorno economico. La tecnologia conta, ma il risparmio nasce dalla qualità delle decisioni, dalla continuità del monitoraggio e dalla capacità di correggere il progetto quando i risultati reali non seguono le previsioni.