Una casa in classe energetica G richiede in genere più energia per essere riscaldata, raffrescata e mantenuta confortevole rispetto a un’abitazione efficiente. Capire che cosa significa questa valutazione aiuta a leggere correttamente l’APE, stimare i possibili costi e scegliere gli interventi che possono migliorare davvero l’immobile, senza confondere la classe con il valore delle bollette.
La classe G indica una prestazione energetica molto bassa
- G è la classe meno efficiente nella scala italiana, che va da A4 a G.
- Non indica un consumo identico per tutte le case, perché il risultato dipende dall’EPgl,nren e dall’edificio di riferimento.
- Le cause più frequenti sono scarso isolamento, infissi vecchi e impianti inefficienti.
- La classe G non vieta automaticamente la vendita o la locazione, ma l’APE deve essere disponibile nei casi previsti.
- Per migliorare il risultato conviene partire da una diagnosi dell’involucro e degli impianti, non dalla sostituzione casuale di un singolo componente.
Che cosa significa davvero avere una casa in classe G
La classe energetica G rappresenta il livello più basso della scala prevista per gli edifici residenziali in Italia. In pratica, segnala un’abitazione con una prestazione energetica molto lontana dagli standard più efficienti, spesso associata a consumi elevati per il riscaldamento, l’acqua calda sanitaria e, quando presenti, il raffrescamento e la ventilazione.
La valutazione viene riportata nell’Attestato di prestazione energetica, cioè l’APE. Il tecnico calcola l’indice EPgl,nren, espresso in kWh/m² all’anno, che rappresenta il fabbisogno annuo di energia primaria non rinnovabile per i servizi energetici dell’edificio.
Un dettaglio importante viene spesso trascurato. La classe G non corrisponde a una soglia fissa uguale in tutta Italia, come “oltre 250 kWh per metro quadrato”. Il valore viene confrontato con quello di un edificio di riferimento con caratteristiche simili per forma, posizione e superficie. Per questo due abitazioni in classe G possono avere valori numerici anche molto diversi.
Io considero la lettera G un campanello d’allarme tecnico, non una condanna dell’immobile. Dice che c’è molto margine di miglioramento, ma non spiega da sola quale intervento sia più conveniente né quanto spenderà realmente una famiglia.
Come si legge la scala da A4 a G
La classificazione va dalla A4, la più efficiente, alla G, la meno efficiente. Le classi intermedie sono A3, A2, A1, B, C, D, E e F. Il passaggio da una classe all’altra non equivale però a una percentuale fissa di risparmio in bolletta, perché il calcolo energetico e i consumi reali non sono la stessa cosa.
| Classe | Indicazione generale | Situazione tipica |
|---|---|---|
| A4-A1 | Prestazione molto alta | Edifici recenti o riqualificati con involucro efficiente e impianti moderni |
| B-C | Prestazione buona | Consumi generalmente contenuti e comfort più stabile |
| D-E | Prestazione intermedia | Edifici con alcune dispersioni o impianti non completamente efficienti |
| F | Prestazione bassa | Fabbisogno energetico elevato e possibili interventi consigliati |
| G | Prestazione molto bassa | Edifici con dispersioni importanti, impianti datati o entrambi |
Secondo i dati ENEA sulla certificazione energetica, le classi F e G rappresentano ancora una parte rilevante degli edifici italiani certificati. Il dato è coerente con la presenza di un patrimonio edilizio costruito in periodi in cui isolamento termico e rendimento degli impianti erano meno curati rispetto agli standard attuali.
Quando leggo un APE, non mi fermo mai alla lettera colorata. Controllo soprattutto l’EPgl,nren, le raccomandazioni del tecnico e i servizi inclusi nel calcolo. Sono questi elementi a spiegare dove l’edificio perde energia e quali lavori possono avere un effetto concreto.

Perché un immobile finisce in classe G
La causa più comune è un involucro edilizio poco performante. Pareti senza cappotto, solai non isolati e coperture esposte al freddo possono disperdere una quantità significativa di calore, costringendo l’impianto a lavorare più a lungo.
Infissi e ponti termici
Finestre con vetro singolo, telai deteriorati o cassonetti non isolati favoriscono gli spifferi e la dispersione. Anche il ponte termico, cioè una zona della struttura in cui il calore passa più facilmente, può creare superfici fredde, condensa e muffa.
Impianti datati
Una caldaia vecchia, regolazioni approssimative o radiatori alimentati a temperature troppo alte possono peggiorare la prestazione complessiva. Lo stesso vale per climatizzatori obsoleti e sistemi privi di regolazione stanza per stanza.
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Edifici costruiti molti anni fa
Molte abitazioni realizzate prima dell’introduzione di requisiti energetici più severi non sono necessariamente mal costruite, ma hanno una protezione termica insufficiente rispetto alle aspettative attuali. In una casa degli anni Sessanta o Settanta, la classe G è quindi frequente e non sorprendente.
Un errore ricorrente consiste nel dare la colpa soltanto alla caldaia. Cambiare l’impianto può migliorare il rendimento, ma se pareti, tetto e finestre disperdono molto calore, il beneficio resta limitato. Prima di scegliere la tecnologia, preferisco capire da dove entra il freddo e da dove esce il calore.
Classe G e consumi reali non sono la stessa cosa
L’APE usa condizioni standard per confrontare edifici diversi. Le bollette, invece, dipendono dalle abitudini della famiglia, dalle temperature impostate, dalle ore di utilizzo, dal clima locale, dai prezzi dell’energia e dal numero di persone presenti in casa.
Per esempio, un appartamento di 80 m² in classe G potrebbe avere un fabbisogno teorico molto diverso da quello di una villetta di 180 m² nella stessa classe. Anche i consumi effettivi possono essere più bassi se il proprietario riscalda poco gli ambienti o utilizza raramente l’abitazione.
Per una stima più realistica conviene confrontare tre informazioni:
- il valore di EPgl,nren indicato nell’APE;
- i consumi storici di gas ed elettricità, possibilmente su almeno 12 mesi;
- la superficie riscaldata e il tipo di impianto presente.
Non trasformerei quindi il dato energetico in una promessa di spesa annuale. Una classe G segnala un potenziale di consumo elevato, ma non permette da sola di prevedere l’importo delle bollette con precisione.
Si può vendere o affittare una casa in classe G
In Italia la classe G non impedisce automaticamente di vendere o affittare un immobile. Il proprietario deve però rispettare gli obblighi relativi all’Attestato di prestazione energetica, indicando la classe e gli indici previsti negli annunci immobiliari quando richiesto.
L’APE ha una validità massima di 10 anni, a condizione che siano rispettati gli obblighi di controllo degli impianti. Deve essere aggiornato se un intervento modifica la prestazione o la classe energetica dell’edificio. La normativa riportata da Normattiva prevede inoltre che l’attestato sia messo a disposizione dell’acquirente o del nuovo locatario nelle fasi previste dalla compravendita o dalla locazione.
Dal punto di vista pratico, una classe G può però influenzare la trattativa. L’acquirente potrebbe considerare il costo futuro di infissi, isolamento o impianti e chiedere una riduzione del prezzo. In questo caso è utile presentare non solo la lettera della classe, ma anche preventivi, diagnosi e lavori già programmati.
Non confonderei inoltre la classe energetica con la qualità generale della casa. Posizione, distribuzione degli ambienti, stato strutturale e qualità delle finiture restano fattori distinti. La prestazione energetica incide sulla convenienza d’uso e può incidere sul valore, ma non sostituisce una valutazione immobiliare completa.
Quali interventi possono migliorare una classe G
La soluzione dipende dalle cause individuate nell’APE o in una diagnosi energetica. In linea generale, conviene intervenire prima sulle dispersioni più importanti e solo dopo dimensionare o sostituire gli impianti.
| Intervento | Quando ha senso | Limite da considerare |
|---|---|---|
| Coibentazione di tetto o solaio | Quando le dispersioni verso l’alto o locali non riscaldati sono elevate | Richiede spazio, progettazione e corretta gestione dell’umidità |
| Cappotto termico | Quando pareti e facciate sono molto disperdenti | Può essere complesso in condominio o su edifici vincolati |
| Sostituzione degli infissi | Quando finestre e cassonetti sono vecchi o poco ermetici | Non risolve da sola una forte dispersione delle pareti |
| Pompa di calore | Quando l’edificio è abbastanza isolato e l’impianto è compatibile | Prestazioni e costi dipendono da clima, terminali e isolamento |
| Regolazione e bilanciamento | Quando l’impianto funziona ma distribuisce male il calore | Il miglioramento può essere limitato se l’involucro è molto inefficiente |
| Fotovoltaico | Quando c’è buona esposizione e consumo elettrico sufficiente | Produce energia, ma non elimina le dispersioni dell’edificio |
Per una casa in classe G, un pacchetto ragionato di interventi può richiedere da 10.000 a oltre 50.000 euro, a seconda di superficie, zona climatica, stato dell’immobile e profondità della riqualificazione. La sostituzione di alcuni infissi può partire indicativamente da qualche migliaio di euro, mentre cappotto, copertura e impianti possono aumentare rapidamente il budget.
Le cifre sono soltanto ordini di grandezza. Prima di impegnare il capitale chiederei almeno due o tre preventivi, verificherei la compatibilità tecnica degli interventi e confronterei il costo con il risparmio atteso. Un lavoro costoso non è automaticamente quello che migliora di più la casa.
Il modo più prudente per affrontare una casa in classe G
La prima mossa utile è recuperare l’APE completo e controllare la data di emissione, l’EPgl,nren, gli impianti considerati e le raccomandazioni finali. Se il documento è vecchio o l’immobile ha subito modifiche, può essere necessario aggiornarlo.
Il passo successivo è osservare la casa durante l’inverno. Stanze fredde, pareti umide, muffa negli angoli e differenze marcate tra gli ambienti sono segnali più utili di una semplice impressione in visita. In alcuni casi una termografia o una diagnosi energetica aiutano a distinguere il problema dell’involucro da quello dell’impianto.
Io eviterei tre decisioni prese di fretta. La prima è installare una pompa di calore in un edificio molto disperdente senza verificare i terminali. La seconda è cambiare tutti gli infissi senza risolvere ventilazione e ponti termici. La terza è acquistare un impianto fotovoltaico pensando che possa trasformare automaticamente una casa inefficiente in una casa a basso consumo.
La classe G può essere un punto di partenza valido per una riqualificazione, soprattutto quando il prezzo d’acquisto lascia margine per i lavori. La scelta diventa conveniente solo se si conoscono costi, priorità tecniche e risultato realistico, invece di inseguire una lettera più alta senza valutare il percorso necessario.